martedì 21 febbraio 2012

UNA LEGGE ELETTORALE DAL POPOLO?





Postato sabato 13 novembre 2010 - "PANORAMICA" Splinder

Con l’attuale legge non è possibile effettuare cambiamenti radicali che si avvicinino minimamente alle ideologie repubblicane di libertà e di partecipazione del popolo alla vita politica del Paese.
La sovranità quale attributo primario del popolo nella nostra Repubblica è ormai un’utopia.
Chiunque diventa deputato contraddice le funzioni, cui viene demandato, di portavoce degli elettori. Scatta una sorta di molla ed il deputato viene assorbito completamente nella più distruttiva delle funzioni contro il popolo che diventa automaticamente suo nemico.
Per ovviare a tutto questo ci sarebbero tante soluzioni, una delle quali potrebbe essere questa:
Il Deputato eletto dal popolo dovrà rimanere in carica per una, al massimo, due legislature. Dalla partecipazione elettorale verranno esclusi tutti coloro resosi responsabili verso la giustizia di qualunque reato e perdono il diritto di essere elettori e candidati fino alla completa riabilitazione verificata anche da un’ottima e responsabilizzante riforma della giustizia.
Il Deputato eletto, percepirà, durante il suo mandato, nient’altro che la retribuzione corrisposta, prima della sospensione momentanea, avvenuta nell’ambito del suo lavoro che verrà ripristinato, al successivo rientro, scaturito dal  termine del suo impegno politico, con la sola aggiunta di un giusto compenso, a titolo di rimborso spese, da parlamentare.
Alla ripresa del suo lavoro gli verranno riconosciuti tutti i derivati, che durante la sua assenza, saranno stati frutto delle competenze maturate, nella sua categoria.
Non andrà in pensione dopo due anni sei mesi e un giorno, come avviene ora e raggiungerà la pensione normalmente però, potrà usufruire gratuitamente di tutti i mezzi pubblici per i suoi spostamenti, su tutto il territorio nazionale, chiaramente  per la sola durata del mandato.
Così facendo, forse si noterà una drastica assenza di tutte quelle figure ambigue che circolano durante le dispute elettorali e che si illuminavano  di luce riflessa, una volta raggiunto lo scopo del loro parlamentare di turno. Occupando senza i titoli necessari, ruoli e funzioni statali, regionali, provinciali e comunali, evitando così gli enormi sprechi di denaro pubblico, dovuti all’incompetenza, che non graveranno più sull’intera comunità.
Se si proponessero altre soluzioni per una riforma elettorale equa, visto che lo Stato siamo noi, sarebbe dovere suggerirle a chi, non dettato da politichesi soluzioni, possa porre alla popolazione, che ne vaglierà e deciderà, con la sua maggioranza, finalmente Democratica, l’attuazione.
Sembrerebbe una cosa stupenda e parrebbe anche di facile attuazione ma, chi lo dirà a tutti i politici, a tutti i Presidenti eletti dalla politica nei vari Enti, inutili, nati per questa finalità,  a tutti i raccomandati, a tutti i nullafacenti a tutti i pregiudicati della politica a tutti gli appaltatori che gironzolano  intorno alla politica e, soprattutto, chi lo dirà a chi dovrà abbandonare lo scettro?